Ancora incertezza sullo smaltimento dei pannelli fotovoltaici

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Nel “Disciplinare tecnico” emanato dal GSE in applicazione del Quarto e del Quinto conto energia, era descritta la regolamentazione affinché il produttore dei moduli fotovoltaici aderisse ad un “Sistema o Consorzio” che garantisse nel modo opportuno la gestione a fine vita dei moduli fotovoltaici immessi sul mercato e utilizzati sugli impianti per i quali è richiesto l’accesso alle tariffe del “conto energia”. Dopo una lunga attesa e i preoccupati solleciti da parte delle associazioni di categoria, il GSE ha finalmente pubblicato il documento che disciplina in maniera definitiva i requisiti che sono imposti a tali consorzi deputati allo smaltimento dei moduli fotovoltaici a fine vita utile. Infatti nei Decreti interministeriali del 5 maggio 2011 (quarto Conto energia) e del 5 luglio 2012 (quinto Conto energia) si stabiliva che, per gli impianti entrati in esercizio successivamente al 30 giugno 2012, il produttore dei moduli fotovoltaici avrebbe dovuto aderire a detto consorzio a decorrere dal 1° gennaio 2013, altrimenti non sarebbero state riconosciute le tariffe incentivanti. Tale ritardo nell’emanazione delle direttive, ha ovviamente creato molta confusione tra gli operatori, poiché grande era l’incertezza interpretativa sui requisiti da rispettare e, soprattutto, sulle effettive modalità di adempimento agli obblighi. L’intoppo era stato superato con la pubblicazione del “Disciplinare tecnico per la definizione e verifica dei requisiti tecnici dei sistemi/consorzi per il recupero e riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita (dicembre 2012)” e la proroga della scadenza del periodo transitorio al 31 marzo 2013, creando polemiche circa il vantaggio dato ai Consorzi (in particolare stranieri) che hanno potuto avvantaggiarsi di un tempo più lungo per adeguarsi. Il GSE ha pubblicato quindi anche il primo elenco dei Sistemi/Consorzi che sono risultati idonei per lo smaltimento dei moduli fotovoltaici, e si sono ovviamente attivate anche le verifiche antimafia  del caso, soprattutto in considerazione dell’alto rischio di ingerenza che le associazioni malavitose hanno generalmente in questi settori, verifiche che il GSE espleterà direttamente presso le Prefetture competenti. Per supportare l’iniziativa il GSE ha disposto la creazione di un fondo (vincolato alle attività finalizzate allo smaltimento dei pannelli) alimentato con un contributo non inferiore a 0,05€ per ogni kg di modulo “garantito” e che sarà affidato ad un “soggetto esterno” il quale sarà depositario e gestore dotato di “requisiti di professionalità e moralità”, anche se non vi sono specifiche sulla base delle quali saranno valutati tali criteri. Non solo, la volontà del GSE di istituire questo Fondo non si limita a desiderarne la “professionalità e moralità”, bensì si esprime la necessità che l’incarico di gestione sia affidato ad un «appartenente ai ruoli della magistratura in servizio o in quiescenza ovvero ai diversi ruoli delle Forze dell’Ordine con particolari e comprovate competenze in materia di discipline in tema di gestione di fondi patrimoniali o finanziari»: un soggetto che potrebbe non essere facile individuare, in particolare sarebbe anche difficile garantire che abbia le necessarie competenze decisionali. Sembra però che il problema principale che dovrà affrontare il Fondo, pilastro della strategia di smaltimento dei pannelli fotovoltaici, sarà quello fiscale: trattandosi di un Fondo di scopo, ovvero senza beneficiari, stando alla circolare delle Entrate n. 3/E/2008 dovrebbe avere il contributo che i produttori versano tassato con l’imposta di donazione con l’aliquota dell’8%. Si tratta di una posizione che ha suscitato proteste tra gli esperti, soprattutto perché è vista come una minaccia al funzionamento del Fondo, anche perché l’imposta di donazione si fonda sull’incremento patrimoniale che si realizza a favore dell’avente causa del trasferimento di beni, circostanza che per un Fondo di scopo manca per definizione. A queste stesse conclusioni sono giunte decine di sentenze di Commissioni Tributarie Provinciali e si auspica in un intervento che modifichi la fiscalità in materia, prima di un eventuale intervento della cassazione.

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