Reazioni contrastanti alle proposte di certificazione per i biocarburanti

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La Commissione europea ha presentato, il 10 giugno scorso, un pacchetto di misure volte alla certificazione dei biocarburanti importati e di produzione nazionale, affinché sia dimostrato che soddisfino i criteri di sostenibilità stabiliti. La Commissione sottolinea che, sebbene attualmente tali criteri non siano vincolanti, ma volontari, avranno conseguenze finanziarie molto importanti, infatti per quanto le importazioni di biocarburanti non sostenibili non potranno essere bloccate, tali importazioni non potranno beneficiare dei regimi di sostegno previsti e non saranno conteggiate ai fini del raggiungimento dell’obiettivo del 10% di quota di biocarburanti utilizzati nel settore dei trasporti per il 2020. Si sono registrate reazioni contrastanti alle proposte della Commissione europea, risalenti allo scorso 10 giugno, relative all’introduzione di sistemi di certificazione dei biocarburanti che soddisfino i criteri di sostenibilità stabiliti dall’Ue. L’industria teme regole molto restrittive e molti ambientalisti non sono affatto convinti del beneficio che i biocarburanti sarebbero in grado di apportare. La Commissione stabilirà in via definitiva i criteri per la certificazione e il loro riconoscimento tramite etichettatura di tutti i biocombustibili prodotti secondo gli obiettivi fissati dalla direttiva sulle energie rinnovabili del 2009, che entra in in vigore alla fine di dicembre 2010 (tale direttiva prevede il raggiungimento di una quota del 10% per i biocarburanti nel settore dei trasporti per il 2020). Parlando ai giornalisti, il Commissario Günther Oettinger ha sostenuto di essere ancora convinto del ruolo fondamentale dei biocarburanti, poiché questi sono la principale alternativa alle benzine e ai gasoli nel settore dei trasporti, quindi di importanza strategica. Ha assicurato che il nostro sistema di certificazione, che sarà il più severo al mondo, permetterà ai nostri biocarburanti di soddisfare i più alti standard ambientali, con effetti positivi anche su altre regioni del mondo in quanto riguarderà soprattutto importazioni. Pur accogliendo con favore il pacchetto, l’Energy Biodiesel Board (EBB) europeo ha sollecitato una maggior attenzione della Commissione su alcuni punti essenziali, come la definizione delle zone ad elevata biodiversità che non saranno interessate dalle coltivazioni e maggior trasparenza nelle procedure di calcolo per la determinazione delle emissioni di gas serra. L’EBB chiede inoltre che si instauri un corretto equilibrio tra sostenibilità e esigenze operative, rilevando che i concetti stessi di sostenibilità dovrebbero essere applicati a tutti i tipi di combustibili, senza trascurare le esternalità legate all’utilizzazione dei combustibili fossili, dai trasporti all’estrazione, se l’UE intende veramente di raggiungere i suoi obiettivi relativi agli impegni presi per combattere il cambiamento climatico. Per Greenpeace, le linee tracciate dalla Commissione non sono sufficienti ad evitare un drammatico aumento della deforestazione e importanti emissioni di gas serra. Sono in particolare troppo deboli per evitare una conversione di foreste incontaminate in colture per la produzione di biocombustibili e per garantire un adeguato monitoraggio delle filiere di produzione. Ma c’è chi è convinto che incentivare i biocombustibili sia peggio che utilizzare combustibili fossili e non è ancora stato affrontato il punto della sottrazione dei terreni agricoli alle colture alimentari in favore di colture destinate alla produzione dei biocombustibili, che maggiormente spingerebbe alla deforestazione, punto che sarà discusso entro la fine dell’anno e che, punto questo che la Commissione intende affrontare entro costituisce uno dei principali argomenti dei detrattori.

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