La rapida crescita del gas non convenzionale e il brusco stop francese

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Una recente analisi della Agenzia Internazionale per l’Energia (International Energy Agency, IEA) guardava alla rapida crescita delle forniture di gas non convenzionale dilagate ormai un po’ dappertutto a partire dagli Stati Uniti come a un opportunità concreta di rivalutare la stima delle risorse disponibili. Infatti l’estrazione da scisti argillosi sembrava ridisegnare le stime sulle riserve disponibili e avrebbe permesso una più equa distribuzione geografica delle stesse. Eppure i rischi legati all’inquinamento delle falde acquifere derivanti dalla fratturazione idraulica (fracking) necessaria per l’estrazione non ha smesso di suscitare perplessità. Tant’è che, recentemente, il Parlamento Francese sembra avere utilizzato queste argomentazioni, sostenute a larga maggioranza, per bloccarne l’attività. Infatti la Francia, che all’indomani di Fukushima ha incoraggiato sembra senza i dovuti i controlli e in modo trasparente la possibilità di ricercare e sfruttare gas e petrolio da scisti, sollevando preoccupazioni circa le conseguenze ambientali che potrebbero derivarne. Il governo è stato infatti accusato di cedere alle pressioni dell’industria senza tutelare gli interessi pubblici. Tale intervento parlamentare ha senz’altro ricadute principalmente politiche poiché l’opportunità di sfruttamento non sarà scartata ma semplicemente riorganizzata con un nuovo disegno di legge.

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