La corsa al petrolio artico

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Non solo il disgelo dei poli sembra essere causato in larga parte dagli effetti nocivi della combustione degli idrocarburi, ma potrebbe modificare gli assetti geopolitici aprendo la leggendaria rotta a Nord Ovest, rendendo navigabile lo stretto di Bering, e potrebbe nascondere tra gli spessi ghiacci, ironia della sorte, una ricchezza irrinunciabile. Il petrolio artico sarebbe difficile da estrarre, ma secondo le stime dello United States Geological Survey, potrebbe ammontare al 13% delle riserve del pianeta e al 30% per il gas. Il problema del suo sfruttamento non sorge solo per problemi di natura tecnica, ma anche diplomatica, poiché sono terre protette da trattati internazionali e abitate da popolazioni anch’esse tutelate da specifici accordi e che non sarebbero certo escluse dalla causa. L’assottigliamento dei ghiacci faciliterà le operazioni e diversi paesi si stanno preoccupando e interessando al problema, di proporzioni tali da riscuotere l’interesse della Cina che chiede insieme a UE Italia, Giappone e Corea, di ottenere un posto al tavolo del Consiglio Artico. Questo vede infatti ora i soli inuit e i rappresentanti degli stati circumpolari a dibattere per arrivare a un accordo circa la spartizione delle terre ancora da esplorare e sfruttare nel prossimo futuro.

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