AIN: Energia e nucleare in Italia dopo il referendum

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In occasione della presentazione del documento “Energia e nucleare in Italia dopo il referendum” del giugno scorso, Enzo Gatta, presidente dell’Associazione italiana nucleare (Ain) ha dichiarato ai microfoni dell’ANSA a un anno dal referendum abrogativo: “Auspichiamo che l’opzione nucleare possa essere ripresa in considerazione in futuro nell’ambito di una politica di mix energetico”. Il voto del referendum ha segnato un momento di straordinaria partecipazione degli Italiani per diverse ragioni (riguardava acqua, nucleare e legittimo impedimento) e ha sollevato diverse perplessità poiché, sul fronte del nucleare, subiva le pressioni emotive dovute al tragico incidente di Fukushima e faceva leva sulla grande mancanza di fiducia che nel nostro Paese si registra nei confronti delle Amministrazioni locali che spesso hanno dimostrato di non essere capaci del necessario controllo sulla qualità degli interventi sul territorio che spesso hanno prodotto disastrose conseguenze ambientali. In ogni caso in Italia il nucleare resta un tema aperto per lo meno sul fronte del decommissioning (ovvero la bonifica ambientale dei siti) e del trattamento di rifiuti radioattivi. I rifiuti radioattivi provengono dalle pregresse attività di esercizio degli impianti nucleari, dalle operazioni di bonifica e dall’impiego di radionuclidi in campo medico-ospedaliero, industriale e della ricerca scientifica. In tale ambito l’AIN ribadisce che occorre ”la realizzazione di un parco tecnologico, comprensivo di un deposito nazionale, per la messa in sicurezza definitiva di tutti i rifiuti radioattivi”. Per terminare la bonifica ambientale degli otto siti nucleari italiani e mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi sono necessari secondo Sogin investimenti pari a 4,8 miliardi di euro, comprensivi del trasferimento dei rifiuti al futuro deposito nazionale (Sogin è la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Ha il compito di localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico, comprensivo del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi).Il Deposito di cui necessita il Paese sarà una struttura di superficie, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali, che consentirà la sistemazione definitiva di circa 80 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea per circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività. Degli oltre 90 mila metri cubi di rifiuti il 70% proverrà dalle operazioni di bonifica ambientale degli impianti nucleari mentre il restante 30% dalle attività di medicina nucleare, industriali e della ricerca. Il trasferimento dei rifiuti in un’unica struttura garantirà la massima sicurezza per i cittadini e la salvaguardia dell’ambiente e permetterà di completare le attività di bonifica ambientale degli impianti, ottimizzando tempi e costi ed eliminando la necessità di immagazzinamento temporaneo sui siti. L’Italia quindi, ha osservato Gatta, ”non ha smesso di essere un Paese ‘nucleare’. E’ presente nella ricerca europea ed è protagonista di un programma di bonifica ambientale […] crediamo che questo patrimonio italiano di eccellenza meriti di essere tutelato e valorizzato, anche per non perdere il treno dello sviluppo di tecnologie nucleari di nuova generazione”.

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