L’Aie propone delle regole per controllare le emissioni shale gas

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Ogni fase di estrazione del gas da scisto, sia di perforazione sia  di realizzazione del completamento dei pozzi per l’installazione di centrali di compressione, è certamente causa di inquinamento dell’aria e possono potenzialmente essere molto nociva per la salute pubblica e persino essere dannose dal punto di vista del bilancio complessivo delle azioni salvaclima. Già numerose polemiche in passato sono state sollevate circa l’opportunità di sfruttare il gas da scisti, per i potenziali pericoli connessi. Perché l’estrazione di shale gas sia accettabile dal punto di vista sociale e ambientale, l’Aie propone una serie di regole che, seppur incidendo sui costi in maniera significativa, permetteranno lo sviluppo della tecnologia in modo più diffuso e di aumentare la domanda del gas prodotto in maniera tale da poter rispondere alla contestuale riduzione delle importazioni di prodotti tradizionali. Infatti la produzione di gas da scisti può non solo interferire con la capacità di una regione di rispettare gli standard nazionali di qualità dell’aria, ma questi possono causare problemi di qualità dell’aria locale anche per i residenti che vivono nelle vicinanze. Il metano è da 21 (fonte EPA) a 25 (fonte IPCC) volte più potente del biossido di carbonio in quanto gas da effetto serra nell’arco temporale di 100 anni, ed è da 72 a 105 volte più potente nel lasso di tempo dei 20 anni. Il metano che fuoriesce dagli impianti che producono shale gas, che secondo alcuni studi si aggira tra il 3,6% e il 7,9% come perdita di sfiato dell’intera produzione, per tutta la durata di un pozzo, sarebbe da considerare molto attentamente in termini di impatto ambientale. Queste preoccupazioni si aggiungono alle precedenti legate al rischio di danni idrogeologici e di potenziale inquinamento della falde e mettono a serio rischio lo sviluppo della tecnologie. L’Aie è pertanto intervenuta propugnando le sette regole d’oro che renderanno gli insediamenti potenzialmente sicuri: accordi con la comunità locale, trasparenza e misurazione dei dati sull’utilizzo delle risorse idriche; attenzione alla scelta dei siti dove realizzare la perforazione; prevenzione di fughe con la messa in sicurezza dei pozzi; responsabilità nell’utilizzo degli additivi chimici; minimizzazione del flaring (combustione in torcia) e delle altre emissioni; essere pronti ad affrontare grandi e complessi problemi; assicurare un alto livello di performance ambientali. Per quanto appaiono abbastanza banali, tali indicazioni sono l’inizio di un processo di regolamentazione e consolidamento di una tecnologia che appare promettente sotto il profilo economico, ma che ancora non convince da punto di vista ambientale.

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