Gas non convenzionale: il futuro incerto dei giacimenti europei

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Nel settembre scorso la Commissione europea ha pubblicato tre nuovi studi sui combustibili fossili non convenzionali, in particolare riguardo il gas da scisti. Gli studi riguardano i potenziali effetti dell’introduzione di tali combustibili sui mercati energetici, l’impatto sul clima della produzione di gas da scisti, e dei rischi potenziali legati allo sviluppo del cosiddetto shale gas e quindi della fratturazione idraulica associata (“fracking”), rischi che possono presentare conseguenze anche importanti per la salute umana e per l’ambiente. Lo studio dell’ impatto che si avrebbe sui mercati energetici rivela che gli sviluppi di gas non convenzionale negli Stati Uniti hanno portato a maggiori forniture di gas naturale liquefatto che si sono rese disponibili a livello globale, influenzando indirettamente i prezzi del gas nell’Ue. Lo studio sugli impatti climatici mostra che lo shale gas prodotto nell’UE causerebbe più emissioni di gas serra rispetto alla tradizionale estrazione di gas naturale prodotto in Europa, ma se ben gestito sarebbe competitivo con i costi in termini di emissioni del trasporto da lunga distanza e anche via gasdotto e non solo GNL e quindi con le importazioni. Lo studio sull’ impatto ambientale dimostra che l’estrazione di gas da scisti comporta generalmente un impatto maggiore rispetto al gas convenzionale e i rischi, associati essenzialmente alla possibilità di contaminazione della falda acquifera, all’esaurimento delle risorse idriche, emissioni di rumore, occupazione di territorio, disturbo della biodiversità, etc.. non sono stati considerati alti tanto da giustificare a priori l’abbandono allo sfruttamento della risorsa. Così a metà dicembre Bruxelles sembra cambiare rotta per inseguire i successi del “fracking” made in USA, sicura di poter attuare uno sfruttamento responsabile e attirare investimenti, creando quindi preziosi posti di lavoro, accrescendo la competitività e aumentando il gettito fiscale. Anche il governo britannico decide di revocare il divieto temporaneo di esplorazione per la fratturazione idraulica nel Regno Unito. L’Europa è a un vero e proprio crocevia energetico, economico e ambientale: lo sfruttamento del gas da scisti potrebbe rivedere, all’interno di un regime adeguato e responsabile, gli equilibri degli approvvigionamenti e i costi energetici. I giacimenti europei sono numerosi e le esplorazioni (a parte qualche caso) stanno procedendo con sempre meno scetticismo degli ambientalisti, pur mancando ancora un chiaro quadro normativo e di regolamentazione, ma l’esperienza positiva degli Stati Uniti ha senz’altro fatto da apripista e ora la Commissione si prepara a replicare il successo.

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